La demenza senile non abbatte le emozioni

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La demenza senile non abbatte le emozioni

 

 

Per demenza si intende un decadimento grave ed irreversibile delle facoltà mentali dovuto a distruzione delle cellule neuronali, il che comporta, come conseguenza per chi ne è affetto, l’impossibilità di condurre una vita autonoma.

Prima di affrontare l’argomento dei deficit strutturali e cognitivi della demenza senile è opportuno fare un breve promemoria di come funziona il processo di acquisizione della memoria che rappresenta una sorta di bussola in grado di orientare l’essere umano sul come affrontare oltre che la quotidianità anche le mille insidie e sfide che la vita propone.

La vita psichica è un mondo complesso in cui la componente biologica e quella psicologica giocano un ruolo interconnesso di modo che qualunque alterazione intervenga, sia a livello biologico che psichico, produce delle conseguenze che hanno un’azione diretta sulla vita e sul benessere delle persone.

 

La Vita psichica

 

La vita psichica si organizza su tre elementi di base:

 

  • La percezione
  • L’attenzione
  • La memoria

 

La percezione è il processo mentale più elementare e consiste nell’attivazione dei recettori neuronali al sopraggiungere di uno stimolo visivo, uditivo, gustativo, tattile, olfattivo e cenestetico proveniente dagli organi interni.

Ogni stimolo percettivo lascia nella mente una traccia più o meno persistente in base all’intensità che esso possiede, quanto più la percezione è forte e tanto più ha la capacità di attrarre l’attenzione, fenomeno che, a sua volta, facilita la formazione e il consolidarsi della memoria.

La psiche è in grado di integrare tra di loro le varie sensazioni provenienti sia dall’ambiente esterno che da quello interno, di metterle a confronto con quelle immagazzinate nella memoria sottoponendole al vaglio della critica. In questo modo diviene possibile per la persona capire la situazione attuale e formulare un giudizio utile per poter prendere le decisioni necessarie per affrontare le prove a cui la vita sottopone ciascun essere umano.

 

Il primo materiale della conoscenza è dunque fornito dal mondo sensibile, che attiva i siti recettoriali cerebrali e contemporaneamente influenza altri recettori che hanno il compito di mantenere desta l’attenzione la quale, a sua volta, consente il formarsi della memoria. La memoria acquisita viene messa a confronto con le esperienze precedenti e questa associazione consente l’elaborazione del giudizio da cui scaturisce il comportamento come prodotto finale.

 

 

Il processo di involuzione 

Il processo di involuzione senile per lo più è dovuto a due ordini di fattori:

  • Un deficit circolatorio cerebrale che produce la morte dei neuroni per mancanza di ossigeno e nutrimento
  • Lo strangolamento del tessuto cerebrale da parte di una proteina anomala la beta amiloide

Anche se le patologie di base sono diverse il risultato finale è comunque una riduzione del patrimonio neuronale che non consente il regolare svolgimento delle funzioni cognitive e motorie.

 

Bisogna ricordare anche che oltre al decadimento delle funzioni mentali la demenza può produrre anche delle alterazioni del tono dell’umore in senso depressivo che vanno a complicare il quadro clinico, così come talora una depressione clinica può simulare una demenza che in realtà non c’è. E’ pertanto fondamentale distinguere la vera demenza da un quadro di depressione clinica capace di simularla.

 

La demenza è una malattia subdola poiché si instaura lentamente, inizia con la ridotta capacità di attenzione che è anche in relazione con il diminuire degli stimoli uditivi e visivi per cui le impressioni sensoriali stentano a fissarsi e il loro ricordo si dilegua rapidamente, l’ideazione si riduce a poche rigide convinzioni, l’affettività si indebolisce e i sentimenti sono meno controllati dalla capacità critica.

Se la memoria di fissazione è la prima a soffrire nell’esordio della malattia, in un momento successivo il difetto della memoria si estende ai ricordi meno recenti lasciando inalterati solo quelli più lontani nel tempo che sono stati ribaditi più volte per cui resistono anche a livello organico.

La Memoria

La memoria non è qualcosa di astratto è costituita da un accumulo di materiale proteico in determinate aree cerebrali, se il materiale proteico si deteriora per mancanza di nutrimento e di ossigeno si perde il substrato biologico su cui il ricordo è impresso per cui con la proteina se ne va anche l’imprinting della memoria. Il materiale proteico si accumula in aree cerebrali specifiche e in base alla sofferenza di quelle aree cerebrali si verranno a perdere quei particolari ricordi che in esse erano stati accumulati.

Prima che la malattia giunga nella fase finale in cui tutti i processi cognitivi e psichici vengono coinvolti si passa per una fase di deficit focale proprio in base alle aree cerebrali che sono in sofferenza per cui si può andare incontro ad afasia, alessia, agrafia, agnosia il che significa che le aree colpite sono i lobi frontali, quelli o temporo-parietali quindi le aree deputate alle funzioni intellettive più elevate e simboliche.

Del difetto di attenzione e di memoria risente tutto il corso del pensiero, per l’incapacità a concentrarsi a tenere presente tutti i fili di un ragionamento per cui l’ideazione diventa frammentaria e la critica estremamente povera se non inesistente.

La labilità emotiva è molto frequente e si traduce sia in una grande facilità alla commozione e al pianto sia all’irritazione che però tende a dileguarsi rapidamente data l’inconsistenza del ricordo.

Talora la depressione clinica che si instaura con la malattia può assumere la forme di grave malinconia con sensi di colpa di rovina imminente oppure manifestarsi una affettività spenta per cui al malato on interessa più niente se non ciò che riguarda unicamente la sua persona.

La conseguenza che deriva dai disturbi della memoria, dell’orientamento, della critica e dell’affettività sono i disturbi del comportamento. La persona che soffre di demenza perde l’orientamento anche in luoghi familiari, commette degli atti stravaganti mai commessi in precedenza, talora arriva a perdere il senso del pudore, oppure restringe la sua vita in un circuito ristretto di abitudini rigidamente demarcate.

Poiché il degrado avviene lentamente la persona che soffre di demenza non si avvede di quanto sta accadendo, o per lo meno non ha la percezione della gravità della malattia e tende a supplire alla mancanza di ricordi con la sostituzione di immagini inesistenti e con la formulazione di confabulazioni cioè racconti di fatti mai accaduti che però la persona racconta con la convinzione che siano la verità.

Probabili soluzioni

Come cercare di rallentare se non fermare il processo di deterioramento?

Innanzi tutto è necessario aiutare con idonee apparecchiature la perdita della funzione uditiva e visiva in modo da poter compensare e aiutare la percezione che, come è stato ribadito, è il primo passo per il mantenimento dell’attenzione e dunque anche della memoria.

Mantenere una circolazione attiva con passeggiate, quando possibile, dato che la circolazione porta con sé tutto quanto è necessario per il mantenimento delle funzioni dei vari organi oltre che le difese naturali nei confronti di processi infiammatori ed infettivi.

L’idea di far rivivere le tappe della vita trascorsa attraverso la visione della documentazione fotografica è sicuramente valida proprio perché attraverso la percezione visiva si attivano i recettori, si accende una lampadina che rimette in moto l’attenzione ed è come dare dell’olio a un meccanismo arrugginito. L’idea poi di guardare le fotografie in gruppo facilita il dialogo tra persone che altrimenti sarebbero chiuse nel loro mondo inaccessibile.

La demenza senile è una sfida epocale dato l’invecchiamento della popolazione e tutto ciò che riesce ad alleviare la sintomatologia e a produrre un miglioramento delle condizioni di vita è sicuramente benvenuto non solo per le persone che ne soffrono ma anche per i familiari che con loro condividono la pena di una vita che talora diventa difficile da sopportare e potrebbe portare all’idea di trovare delle scorciatoie che non possono essere mai la soluzione di un problema.

 

 

Dina Nerozzi, medico, specialista in Psichiatria ed Endocrinologia. Ha insegnato psico-neuro-endocrinologia all’Università di Roma Tor Vergata. Autore di numerosi testi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali.
Autore di vari libri tra cui:

  • “Sigmund Freud: un re nudo”. Ed. Quintili, Roma 2001″
  • “Colpevole di innocenza”. Ed. Rubettino, Soveria Mannelli 2005
  • “L’Uomo Nuovo: dallo scimpanzè al bonobo”. Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli 2008
  • “L’Altra Religione, il ritorno dello Stato Etico”. Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli 2010.